Il piano Morghenthau ovvero la programmata eliminazione del popolo tedesco
Fonte: Claus Nordbruch, «The allied plan for the annihilation of german people», The Revisionist, 2 febbraio 2004.
… Così scrisse nel suo diario il segretario al Tesoro di Roosevelt, il banchiere Henry Morgenthau jr. «Dobbiamo essere duri con la Germania, e intendo con il popolo tedesco, non solo coi nazisti», il giorno 19 agosto 1944: «Bisogna o castrare i tedeschi, o trattarli in modo che non continuino a riprodursi come hanno fatto in passato».
Era la proposta apparsa nel 1940, un anno prima che gli USA entrassero in guerra, in un opuscolo intitolato «Germany must perish», la Germania deve sparire. Era stato scritto da Theodore Nathan Kaufman, presidente di un ente chiamato, orwellianamente, «American Federation for Peace». «La guerra attuale non è contro Adolf Hitler», scriveva il pacifista, «nè contro i nazisti. E’ una lotta tra la Germania e l’umanità (…). Di conseguenza, essa deve accettare di pagare la pena totale: la Germania deve perire per sempre! E in realtà, non nella fantasia». Kaufman passava subito a spiegare come: «La popolazione della Germania, se si escludono i territori annessi e conquistati, è di circa 70 milioni di individui, quasi egualmente divisi tra maschi e femmine. A raggiungere lo scopo della estinzione tedesca sarebbe necessario sterilizzare solo 48 milioni di individui (…)». «Prendendo 20 mila chirurghi come numero arbitrario, e assumendo che ciascuno esegua 25 operazioni al giorno, per completare la sterilizzazione servirebbe non più di un mese al massimo. (…) La sterilizzazione delle donne richiedendo più tempo, si può calcolare che l’intera popolazione femminile tedesca potrà essere sterilizzata entro tre anni o meno. La sterilizzazione completa di entrambi i sessi, non di uno solo, è da ritenersi necessaria a causa dell’attuale dottrina tedesca secondo cui una sola goccia di sangue germanico fa di un uomo un tedesco». «Naturalmente, dopo la sterilizzazione completa, in Germania non ci sarà più natalità. Con il normale tasso di mortalità del 2% annuo, la demografia tedesca diminuirà annualmente di 1,5 milioni di individui. Nel giro di un paio di generazioni l’eliminazione del germanesimo e dei suoi portatori sarà un fatto compiuto». Gran parte delle proposte del Piano Morgenthau furono inserite nella direttiva JSC 1067, emanata nel 1947 dal Comando Supremo che costituiva il governo occupante militare. Il Piano presentava però difficoltà pratiche che si rivelarono insormontabili. Non era facile trovare 20 mila chirurghi disposti ad operare 25 castrazioni al giorno; nè questa misura, nè l’allagamento delle miniere furono portati a termine, per difficoltà logistiche. La deindustrializzazione totale dovette essere rallentata perchè affamava la popolazione prigioniera, al punto da far temere epidemie da fame e denutrizione, nonchè ribellioni. Più tardi, l’avvento della guerra fredda e la minaccia sovietica sconsigliarono di perseguire attivamente lo sradicamento dell’industria tedesca; la parte della Germania sotto occupazione sovietica, diventata comunista, continuava ad avere industrie operative. Tuttavia, fu applicato severamente il codicillo della direttiva JCS 1067 che diceva: «Nessuna azione deve essere intrapresa (…) che tenda al sostentamento delle condizioni elementari di vita in Germania nella nostra zona (d’occupazione)». Come sappiamo, Eisenhower praticò un principio di genocidio per negligenza, lasciando morire di stenti almeno 800 mila tedeschi prigionieri nei campi di internamento occidentali. Al Senato americano fu sollevata la questione se la sparizione della potenza industriale germanica non avrebbe avuto ripercussioni negative sui Paesi vicini e alleati, importatori di beni tedesci. Il Segretario al Tesoro, nel memorandum datato 7 settembre 1944, rigettò l’obiezione «perchè gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia e il Belgio possono facilmente fornire ciò che la Germania produceva prima della guerra».                                      
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