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Grazie, mio Generale.
La Sua parola mi giunge in un'ora di grande afflizione.
Giunti alla mèta con molta fortuna, avendo fatto ogni sforzo per essere
pronti all'impresa fin dalla notte del 27, forniti d'ogni documento utile
dal Comando navale, abbiamo perduto le notti del 28 e del 29 -
maravigliosamente favorevoli - per mancanza di bombe !
Abbiamo perduto la straordinaria occasione di poter ritorcere
la sera del 28 l'offesa nemica compiuta su Brindisi.
Non so dirLe la mia tristezza.
La sorte s'è, a un tratto, volta in avversità. Soltanto domenica giunsero le
bombe e furono apprestate; ma da domenica appunto siamo qui ansiosi e
inquieti a spiare il cielo ingombro.
Oggi piove. Abbiamo tre altre notti utili; e forse la foschia
crescente c'impedirà di profittarne.
Speravamo di ripassare su Roma, compiuta l'impresa, e di rivedere il nostro
Capo che a Centocelle ci aveva incuorati. Ma sembra che gli apparecchi
debbano rimanere qui, e la sorte degli equipaggi è indecisa.
Grazie dell'incitamento e grazie dell'augurio. Ma oso
supplicarLa di accertare la responsabilità di coloro a cui si deve
questa nostra inerzia. La nostra fortuna e la nostra volontà furono
stroncate. Perchè?
Mi abbia sempre, mio Generale, pel Suo devoto e grato
Gabriele d'Annunzio.
Distaccamento A R.
Gioia del Colle: 2 ottobre 1917. |